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Con Amburgo si chiude la mia narrazione in
tre puntate della storia dei Beatles.
Non perchè questi scritti bastino per
raccontare un'avventura che ha cambiato per
sempre la musica, il costume e la società
stessa....Ma proprio per il motivo
contrario: piú scrivevo e piú mi accorgevo
che tanto era ancora da scrivere.
E allora meglio fermarsi qui, alle porte di
un successo mondiale che ancora oggi,
cinquant'anni dopo, non smette di
meravigliare.
I Beatles arrivarono ad Amburgo su un
pulmino Austin verde e crema, un pò
sgangherato, guidato da Allan Williams, che
si era offerto di accompagnarli.
Ai lati del veicolo erano state attaccate
delle lettere di carta a formare la scritta
THE BEATLES, alquanto sconosciuta all'epoca.
Di certo non sarebbe accaduto, qualche mese
dopo, che i musicisti venissero bloccati sul
traghetto che da New Haven li avrebbe
condotti in Olanda. Al porto si riufiutavano
di imbarcarli, loro e il malridotto pulmino.
Alla fine fu John Lennon a salvare la
situazione, usando la sua proverbiale
parlantina e convincendo il capitano
dell'imbarcazione.
Questo fu solo il primo dei problemi che i
Beatles dovettero affrontare nella loro
prima tournée all'estero.
Stipati all'interno del pulmino, viaggiavano
in dieci: i cinque Beatles, Berry Chang e
Herr Steiner occupavano la parte posteriore
insieme a bagagli e strumenti musicali;
mentre Allan Williams e Lord Woodbine si
alternavano alla guida e Beryl Chang (moglie
cinese di Allan) stava appollaiata tra i
due.
Arrivati alla frontiera con la Germania, si
cominciò a pensare a come attraversarla,
visto che nessuno dei cinque musicisti aveva
un permesso di lavoro valido per la nazione
tedesca. Fu in questo momento che, dopo il
roccambolesco viaggio, ad Allan cominciò a
venire il dubbio che forse non avrebbero mai
raggiunto l'ambita meta. Ma il destino aveva
un progetto ambizioso per tre dei Beatles,
un progetto che nessuna frontiera avrebbe
bloccato. Sembra quasi un presagio, la foto
ricordo scattata durante una pausa: si
vedono tutti (tranne John, rimasto sul
pulmino) vicino al monumento ai caduti di
Arnehem della seconda guerra mondiale. Su di
esso si legge questo epitaffio: Their Names
Liveth For Ever More.
Raggiunsero Amburgo di sera e incontrarono
subito Bruno Koschminder, proprietario del
locale sul porto nel quale avrebbero suonato
per le otto settimane successive.
Koschminder era un tizio abbastanza
stravagante, che aveva lavorato in un circo
svolgendo i ruoli piú disparati, dal clown
al mangiafuoco. Nel giro di pochi
chilometri, Bruno possedeva due locali: uno
ampio, luminoso e ordinato e l'altro
desolato, squallido e buio, l'Indra.
Proprio a quest'ultimo era destinata la
musica dei Beatles. Dopo la delusione della
location, i giovani vennero condotti
nell'alloggio predisposto dallo stesso
Koschminder: egli possedeva un piccolo
cinema dirimpetto all'Indra e aveva pensato
di sistemare i Beatles proprio dietro lo
schermo cinematografico. Qui c'era una
piccola e sudicia stanzetta, priva di bagno,
dove i cinque inglesi si adattarono a
convivere per intere settimane. Le loro
toilette erano quelle del cinema, condivise
con gli spettatori. La stanza, priva di
finestre, era già stata usata in passato
sempre per ospitare gruppi musicali e c'è
chi ricorda di come il proprietario avesse
messo a disposizione un solo lettino per
cinque uomini, costretti così a dormire
sulle sedie o sulle poltroncine del cinema.
Nonostante la squallida sistemazione e il
pesante ritmo con cui dovevano esibirsi, i
Beatles diedero il massimo sul minuscolo
palcoscenico dell'Indra: dopo la prima sera,
quando per le quattro ore e mezza di musica,
essi avevano suonato quasi immobili e
raggruppati sul palco, fu Lennon a
cominciare a scaldarsi.
John si agitava in modo convulso,
producendosi in scimmiottature e imitazioni
divertenti, batteva i piedi per tenere il
tempo e aiutare così Pete Best alla
batteria. Ben presto venne imitato dagli
altri e iniziò a diffondersi la fama di
questi giovani scalmanati e capaci.
Il successo della band inglese era seguito
con interesse anche dai musicisti impegnati
in altri locali del porto, che iniziarono a
seguire le esibizioni dei Beatles.
Il meritato successo di quei "bravi ragazzi,
tranquilli e ben educati" divenne tale che
Koschminder decise di spostarli dall'Indra
per farli esibire al Kaiserkeller, il suo
locale piú grande e bello.
Qui non mancava lo spazio per accogliere i
fans, sempre piú numerosi, che potevano
finalmente godersi uno spettacolo dei
Beatles senza rischiare di rimanere
schiacciati. E sempre qui incontrarono
quella che passerà alla storia come la prima
fotografa ufficiale del gruppo, Astrid
Kirchherr, giovane e bellissima donna
tedesca che proporrà poi ai Beatles il
taglio di capelli con il quale diventeranno
veramente famosi.
Ormai quasi nulla li separa dai giorni di
gloria, tranne la scelta di cambiare
batterista.
Forse fu un errore, anche se guardando
indietro sembra tutto far parte di
un'orchestrata magia, sta di fatto che
presto i Beatles pensarono di lasciare
Koschminder per suonare nel locale piú in
voga: il Top Ten. Qui i musicisti
scappavano, nei tempi di pausa, per salire
sul palco insieme a Tony Sheridan e
improvvisare con il noto performer per la
gioia degli astanti.
La voce raggiunse un indiavolato Koschminder
che, sembra, abbia accelerato l'uscita dal
paese dei giovani inglesi: la polizia venne
presto a sapere che uno di loro, George
Harrison, non era maggiorenne e non aveva
quindi l'età per esibirsi in un locale
pubblico dopo la mezzanotte, come invece
faceva regolarmente.
Gli altri non erano messi meglio, visto che
erano sprovvisti di un regolare permesso di
soggiorno. Fu così che dovettero lasciare la
Germania in fretta e furia per tornare in
Inghilterra.
Qui i Beatles trovarono presto un altro
locale pronto ad accoglierli. Grazie
all'intenso ritmo collaudato ad Amburgo, i
giovani spopolarono letteralmente in
madrepatria, dove non si era mai visto
niente di simile al modo di stare sul palco
dei Beatles. |