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GIANCARLO PIGNATTA |
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NaGiancarlo Pignatta, un
bordigotto di ritorno
Macchinista navale, a 17 anni lascia
Bordighera per il mare aperto.
Dopo sei anni di navigazione approda a
Torino dove, avendo superato una selezione,
viene assunto al Centro di Produzione Rai
del capoluogo piemontese.
Giornalista pubblicista, ritorna a
Bordighera da pensionato, dopo quarant'anni
di emigrazione.
Aderisce al Risveglio Bordigotto, ideando e
curando, in qualità di direttore il
periodico di quell'Associazione: "Paize Autu".
Dopo cinque anni lascia quella direzione per
animare, assieme ad altri amici, una nuova
iniziativa: una realtà di Cittadinanza
Attiva denominata "BordigherAltra", che
riscuote subito un vivo interesse.
Aderisce al Genoa club di Bordighera,
Partecipa agli appuntamenti del gruppo di
lettura di Fabio Ballauco,
Recita nella Compagnia Stabile "Città di
Bordighera", del compianto fratello Antonio,
Assieme alle famiglie dei "Parmurà" e delle
intrecciatrici di "Parmureli" ha fondato "A
Cumpagnia d'à Parmura".
A partire dal Primo gennaio 2013 aderisce
alla proposta di Bordighera.net di curare
una rubrica periodica che si intitola
"Società Civile". |
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NO ALLE MAFIE |
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Nell'imminenza delle
elezioni per il rinnovo della nostra
Amministrazione Comunale, giova rispolverare
le idee su un fenomeno che ci ha in qualche
modo, forse solo sfiorati, qualcuno dice
anche coinvolti, in ogni caso molto
impressionati.
Anni fa era molto attivo il movimento
pacifista che organizzava manifestazioni e
anche provocazioni. Non furono pochi allora
coloro che sostennero la tesi che più che
alla pace occorreva attendere alla non
violenza: "Chi è che vuole la guerra?
Nessuno tra noi". Era meglio dunque cercare
di assumere atteggiamenti meno violenti e
reattivi, nella vita di tutti i giorni e nei
rapporti con gli altri.
Alla stessa stregua chi è tra noi che dice
si alla mafia? Siamo tutti d'accordo che
bisogna contrapporsi con estrema decisione
alle organizzazioni mafiose per combatterle
e, se possibile, annientarle
definitivamente. Diverso e più complesso il
discorso dei comportamenti che ognuno di noi
deve assumere per evitare la proliferazione
dei fenomeni malavitosi che poi,
degenerando, diventano vere e proprie
organizzazioni mafiose, comunque esse si
chiamino.
Il fenomeno delle mafie trova alimento in
una cultura del pressappochismo, della
leggerezza con cui si infrangono le regole,
dell'impunità e della incertezza delle pene,
della tolleranza nei confronti dei piccoli
reati. Si sviluppa inoltre in ambiti dove
povertà e ignoranza "obbligano" ad accettare
mediazioni apparentemente risolutive; ma
negli ultimi tempi lo sviluppo delle mafie
avviene in territori ricchi, dove grandi
opere e circolazione di denaro facilitano la
nascita di connivenze corruttive.
Dire no alle mafie significa, oggi, non
essere conniventi con il malaffare che,
intendiamoci, non è solo quello plateale
degli attentati o del crimine organizzato..
Occorre finalmente assumere atteggiamenti di
correttezza esistenziale, partendo proprio
da noi, dalle piccole cose di tutti i
giorni. Il rispetto della cosa pubblica, ad
esempio, delle regole che ci siamo dati e
della libertà altrui, costituiscono
comportamenti virtuosi, veri e propri
schermi a infiltrazioni speculative.
Dopodiché delle mafie occorre parlarne,
denunciarne convinti l'esistenza e le sue
manifestazioni, ovunque emergono. Ma bisogna
soprattutto rigettare quell'accondiscendenza
che fa dire a troppe persone che "la mafia
non esiste".
Le varie istituzioni devono però fare la
propria parte. Mortificare lo sviluppo di
istruzione e cultura non è certo un bel
segnale; così come si dovrebbe fare molto di
più per arginare precarietà, abbandono
scolastico, non occupazione. Ci sono
contingenti di giovani (troppi) che non
studiano più e non trovano lavoro, ed è
facile in queste situazioni cedere alle
lusinghe di scivolose scorciatoie.
L'idea di "Libera" , ad esempio, di
manifestare ricorrentemente contro tutte le
mafie si è ben abbinata alla confisca dei
loro beni, per metterne a frutto i valori
morali e materiali, che siano di monito per
il futuro delle giovani generazioni.
Tema letto in classe alla 3^ M dell'Istituto
Marco Polo di Ventimiglia. |
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